Le formiche a vaso di miele (come il genere Myrmecocystus) vivono nelle zone più aride del pianeta. Per sopravvivere alla scarsità di cibo nei deserti, hanno sviluppato una strategia unica: trasformare alcune operaie in veri e propri serbatoi viventi per nutrire la colonia nei periodi di carestia.
Il ruolo delle “operaie cisterna” All’interno della colonia, una specifica casta di operaie viene nutrita a oltranza dalle compagne con nettare, melata e liquidi zuccherini raccolti all’esterno. L’addome di queste formiche si dilata a dismisura, diventando elastico e trasparente, fino a raggiungere le dimensioni di un acino d’uva. Una volta “riempite”, queste operaie perdono la capacità di muoversi agilmente e rimangono appese al soffitto delle camere più profonde del formicaio. In questa posizione di totale immobilità, custodiscono il prezioso nutrimento al sicuro dai predatori e dalle temperature torride della superficie.
Rigurgito e sopravvivenza della colonia Quando la stagione secca rende impossibile trovare cibo all’esterno, la colonia si rivolge alle sue riserve viventi. Attraverso un processo chiamato trofallassi, un’operaia affamata stimola le antenne della formica-serbatoio, la quale rigurgita una goccia di liquido zuccherino direttamente nella bocca della compagna. Questo sistema di condivisione assicura la sopravvivenza della regina e delle larve anche durante i periodi di siccità più dura. Una volta svuotate, le formiche a vaso di miele possono tornare alle loro normali dimensioni, pronte a ricominciare il ciclo alla successiva stagione dell’abbondanza.
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